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Alimentazione, pietra miliare della prevenzione per le malattie cardiovascolari

Alimentazione, pietra miliare della prevenzione per le malattie cardiovascolari

07/12/2017

 
Le abitudini alimentari influenzano il rischio cardiovascolare. Con le festività natalizie alle porte che comporteranno inevitabilmente per l’organismo un maggiore apporto di cibo e calorie, può essere utile raccomandare una sana alimentazione, in quanto costituisce – come dettato dalle più recenti Linee Guida - la pietra miliare per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Ecco quali sono le caratteristiche che deve avere una sana alimentazione con i relativi quantitativi giornalieri per tutti i soggetti: meno di 5 g di sale al giorno; 40-45 g di fibre, preferibilmente da prodotti integrali; 200 g di frutta (2-3 porzioni); 200 g di verdura (2-3 porzioni); pesce 1-2 volte alla settimana; 30 g di noci non salate. Deve invece essere assolutamente scoraggiato il consumo di bevande zuccherate e alcoliche.
 
Le sostanze rilevanti per le patologie del cuore sono rappresentate da: acidi grassi, minerali, vitamine e fibre. E’ stato provato da un punto di vista scientifico che il rischio di cardiopatia coronarica diminuisce del 2-3% quando l’1% dell’introito energetico di acidi grassi saturi (contenuti per lo più nei cibi di origine animale)  viene sostituito con gli acidi grassi polinsaturi. I pericoli per la salute di cuore e arterie si riducono anche quando l’apporto di acidi grassi saturi sia sostituito con carboidrati o acidi grassi monoinsaturi (molto più salutari, come l’olio di oliva).
 
Diversi studi hanno dimostrato che il consumo di frutta e verdura esercita un effetto protettivo nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, tanto da ridurre la mortalità del 4% per ogni porzione aggiuntiva di frutta (pari a 77 g) e verdura (pari a 80 g) al giorno. Effetti molto positivi li esercita anche il pesce grazie al suo elevato contenuto di acidi grassi omega-3. Il consumo di almeno una porzione di pesce alla settimana determina una riduzione del rischio cardiovascolare del 16%. Lo stesso vale per le fibre in grado di ridurre i livelli della glicemia e del colesterolo totale.
 
Va invece bandito il consumo regolare di bevande zuccherate, associato al sovrappeso, allo sviluppo di sindrome metabolica e al diabete mellito di tipo 2. Le bibite zuccherate provocano un aumento di peso anche nei soggetti adulti ed un loro consumo regolare (2 volte al giorno) è risultato associato ad un aumento del rischio cardiovascolare del 35% nelle donne. Secondo le raccomandazioni dell’OMS, l’introito giornaliero di zuccheri non deve superare il 10% delle calorie totali, compresi gli zuccheri aggiunti e quelli presenti nella frutta e nei succhi di frutta.
 
Il miglior indice predittore di rischio cardiovascolare è il BMI (body mass index), indice di massa corporea che valuta il rischio di malattia utilizzando l’altezza e il peso del soggetto in esame. La quantità e la distribuzione del grasso corporeo sono entrambe importanti, in quanto l’accumulo di gasso a livello dell’addome comporta un maggior rischio rispetto al grasso sottocutaneo.
I valori di riferimento dell’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) hanno stabilito che negli uomini una circonferenza vita minore di 94 non è preoccupante, tra 94 e 102 merita attenzione, mentre oltre 102 evidenzia un rischio e deve comportare una perdita di peso. Nelle donne invece una circonferenza vita che va oltre 88 rappresenta un rischio cardio-metabolico,  tra 80 e 88 accende un campanello d’allarme,  al di sotto di 80 non crea problemi. 
 
Il modello alimentare consigliato per tutti i pazienti è la dieta mediterranea che racchiude molti dei nutrienti e degli alimenti raccomandati nelle Linee guida di prevenzione sul rischio cardiovascolare: un elevato introito di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, pesce ed acidi grassi insaturi (in particolare olio di oliva), nonché un consumo moderato di alcool (prevalentemente vino da assumere preferibilmente durante i pasti) e un ridotto consumo di carne (rossa), latticini ed acidi grassi saturi. Una maggiore aderenza alla dieta mediterranea è associata infatti ad una riduzione dell’incidenza di malattia cardiovascolare e della mortalità del 10%. 
 

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