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Gli interventi di cardiochirurgia: a cuore aperto o in mininvasiva?

A cura di:
Coordinatore nazionale della Cardiochirurgia di GVM Care & Research. Cardiochirurgo Specializzato nel trattamento Cardiochirurgico Mininvasivo e Nanoinvasivo della valvola mitrale.
Gli interventi di cardiochirurgia: a cuore aperto o in mininvasiva?

La cardiochirurgia moderna si è evoluta al passo con i progressi della scienza. Sono state introdotte nuove tecniche e nuovi strumenti che oggi consentono al chirurgo di raggiungere il cuore e riparare o sostituire una valvola, semplicemente attraverso piccole incisioni, senza cioè aprire il torace e senza esporre i pazienti a rischi post operatori, infezioni o lunghe degenze. Il cuore può tornare a funzionare con la minore invasività possibile.
 
Va tuttavia precisato che non tutti i casi sono uguali, ogni paziente ha una sua storia, una sua patologia e una condizione clinica soggettiva: tutti fattori che, a volte, impongono il ricorso alla chirurgia tradizionale che prevede l’utilizzo della incisione standard per accedere a valvole o arterie, sempre con l’impiego della circolazione extracorporea.
 
Ci sono infatti casi in cui è opportuno sottoporre il paziente ad un intervento a “tradizionale” per salvargli la vita. Cio’ avviene nel casi di l’infarto, per esempio, ossia di sindrome coronarica acuta.
Un intervento tradizionale, ossia dove viene impiegata la sternotomia dunque la apertura dello sterno, è molto delicato e può comportare una serie di rischi: l’ infezione della ferita, battito cardiaco irregolare, insufficienza renale, e ancora difficoltà respiratorie.
Per questo la ripresa dopo l’operazione potrebbe essere lenta e richiedere diversi mesi.
 
Gli interventi di tipo mininvasivo (minitoracotomia e ministernotomia), invece, riducono il trauma operatorio (minor sanguinamento e minor percezione del dolore, cicatrici meno visibili, ripresa fisica più rapida e degenza ospedaliera abbreviata) così da ottenere, nel migliorare anche l’impatto psicologico, gli stessi risultati dell’intervento convenzionale.
 
La mininvasività della chirurgia riparativa/sostitutiva corrisponde pertanto ad incisioni più piccole, praticate nello spazio intercostale o nel solco mammario (nei soggetti femminili), nell’ordine di 5-6 centimetri evitando di sovrapporre all’atto cardiochirurgico un intervento ortopedico per l’apertura del torace. Inoltre, secondo recenti studi, l’utilizzo di approcci mini-invasivi per il trattamento delle patologie delle valvole aortica e mitralica potrebbe essere associato ad una significativa riduzione dello stress infiammatorio e coagulativo del sangue.
 
Spetta al chirurgo, in base alla sua esperienza, valutare quale metodica sia più opportuno utilizzare a seconda della condizione in cui si trova il paziente al momento dell’intervento e della eventuale presenza di patologie concomitanti che possano influire sull’iter terapeutico.

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