Segui Giuseppe Speziale sui Social Network

Mics 2018, due giorni dedicati alle nuove linee di sviluppo di diagnosi e chirurgia della patologia

Mics 2018, due giorni dedicati alle nuove linee di sviluppo di diagnosi e chirurgia della patologia mitralica

13/06/2018

In occasione del MICS 2018, il congresso biennale della Mitral Academy, l’associazione da me fondata e presieduta, ho potuto apprezzare il grande movimento culturale che si è creato attorno alla valvola mitrale, e l’interesse positivo sulla patologia mitralica e sulle più recenti tecniche di intervento. Questi due giorni di lavori appena conclusi a Roma sono serviti per individuare la best practice della chirurgia mitralica e definire le linee di sviluppo dei prossimi dieci anni.

La chirurgia e la diagnostica – come emerso nel corso del MICS - hanno fatto progressi enormi negli ultimi dieci anni, in concomitanza con l’incidenza della patologia mitralica che è aumentata molto rispetto alla patologia della valvola aortica. La patologia mitralica è cambiata rispetto a 40 anni fa, quando era legata principalmente alla malattia reumatica e alla stenosi della valvola stessa che ha lasciato il posto alla insufficienza mitralica. La maggiore diffusione di insufficienza mitralica ha fatto sì che nascesse un grande interesse della cardiochirurgia e della cardiologia interventistica attorno alla valvola mitrale e che si sviluppassero tecniche di chirurgia mininvasiva che purtroppo non è uno standard consolidato ovunque.

Uno dei successi nella chirurgia mitralica è il tasso di riparazione. Molto si chiedono se è possibile il connubio della riparazione con la tecnica mininvasiva. Sì, è possibile. Nei centri di eccellenza si possono avere un tasso elevato di riparazione accanto ad un tasso di chirurgia mininvasiva altrettanto elevato. E’ stato dimostrato da tantissimi studi che i pazienti che ricevono una riparazione e non una sostituzione della valvola ammalata di insufficienza mitralica vivono meglio e più a lungo. Questo impone che riparare è un dovere, cambia la vita dei pazienti e migliora la loro qualità di vita.

Mi occupo da tanti anni di chirurgia mitralica e riparativa perché è un tipo di chirurgia che lascia al chirurgo la creatività, ogni mitrale e diversa dall’altra e il cardiochirurgo – per fare bene il suo lavoro - deve avere il senso della creatività. Non solo. Il chirurgo per riparare deve avere un grosso volume di esperienza, le tecniche di cui disporre con estrema dimistichezza devono essere tante per poter ottenere un tasso elevato. Mi occupo anche di organizzazione ospedaliera, e la valvola mitrale impone all’ospedale un lavoro in team, è uno strumento organizzativo straordinario. Il cardiochirurgo è un pezzo del sistema, il team è come un’orchestra, in cui tutti devono sapere cosa fare, quando e in che modo.

Bisogna sapere inoltre che riparare la mitrale in mininvasiva non è solo un gesto estetico, ma riduce il trauma, e mettendo sempre al centro la vita del paziente, poter operare alle stesse condizioni, con la stessa qualità, senza aprire lo sterno, è un dovere per chi tratta molti pazienti. Per me è importante mettere al primo posto la qualità della vita e seguire i pazienti nel tempo. Fondamentale per un Centro è il follow up a distanza di anni ed è un dovere per gli operatori.

La best practice viene dalla migliore chirurgia possibile con il minor trauma possibile. La best practice viene anche dalla formazione continua, e dalle tecnologie a supporto del chirurgo. A breve infatti saranno disponibili le valvole transcatetere che non sostituiranno la cardiochirurgia ma saranno un supporto in più per trattare la patologia mitralica. Tutta la micro chirurgia a cuore battente e quella transcatetere saranno la linea di sviluppo maggiore nei prossimi anni.

L’insufficienza mitralica è una patologia ancora oggi sottostimata. Il lavoro da farsi è tanto ma sono fiducioso. Purtroppo i pazienti arrivano tardi alla diagnosi di insufficienza mitralica e spesso sono inoperabili. Per questo ritengo che l’attività di prevenzione sia fondamentale e dovrebbe coinvolgere di più istituzioni, comunità scientifica, ospedali territoriali e la medicina del territorio. Oggi basta una ecocardiografia eseguita in un Centro specializzato per smascherare l’insufficienza mitralica, portarla alla migliore chirurgia, in tempi rapidi, e assicurare una qualità di vita migliore ai pazienti.
 

Condividi questo articolo: